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5 priorità secondo i professionisti HR

19 Maggio 2022
5 priorità secondo i professionisti HR

Un vero e proprio paradosso: usciamo da due anni nei quali, anche per ciò che riguarda il mondo del lavoro e quello dell’organizzazione aziendale, la parola più pronunciata è stata “distanziamento” e mai come in questo momento è decisamente la “vicinanza” tra lavoratore e impresa a fare la differenza tra crescere e stagnare, tra impostare un percorso virtuoso e lottare per sopravvivere.

Se da un lato lo scossone pandemico ha fatto sì che una consistente percentuale di lavoratori ridefinisse le proprie priorità, mettendo al primo posto l’equilibrio tra la vita e il lavoro e producendo a livello globale scossoni che hanno via via assunto il nome di “Grandi dimissioni” o di “Grande rimescolamento”, dall’altro appare sempre più chiaro alla classe imprenditoriale come, insieme all’efficienza dell’organizzazione e all’investimento nel miglioramento continuo a livello professionale, sia indispensabile tenere adeguatamente in conto il lato umano degli individui che in azienda lavorano, la loro motivazione, la soddisfazione e il loro benessere.

Il compito del professionista HR, in una fase delicata come questa, è quello di armonizzare al meglio le nuove esigenze che stanno emergendo, con l’obiettivo di far sì che l’organizzazione risulti più dinamica, funzionale ed empatica, nonché in grado di riconoscere il giusto valore al contributo dei talenti che vi lavorano.

Sotto questo punto di vista appare strategico, e certamente necessario in prospettiva futura, investire nel raffinare la conoscenza, l’analisi e la comprensione dello stato d’animo e dei bisogni dei propri dipendenti, utilizzando e migliorando da un lato i mezzi di comunicazione tradizionali, e insieme investendo nell’aumento delle competenze utili ad analizzare i dati che possono essere raccolti attraverso gli strumenti digitali.

Cinque punti chiave per l’organizzazione di domani 

Ed è proprio andando ad analizzare i dati della ricerca Mercer “Global Talent Trends 2022” – forte dei suoi 11.000 contributi raccolti tra Dirigenti apicali, Responsabili HR e dipendenti, in rappresentanza di 16 aree geografiche e 13 settori – che appaiono chiari i trend e le preoccupazioni per ciò che riguarda i professionisti HR italiani.

Per il prossimo futuro sono cinque gli interventi secondo loro prioritari da tenere nella massima considerazione per il bene delle aziende, in una fase storica nella quale ben 7 intervistati su 10 si dichiarano convinti del fatto che nel corso di questo 2022 si assisterà comunque ad un turnover di personale mai visto prima. Secondo i professionisti delle risorse umane faranno la differenza:

  1. La scelta di strategie organizzative che prediligano l’agilità. Questa la priorità assoluta per i manager HR italiani. Lavorare per obiettivi, focalizzarsi sulla produttività senza rimanere ingessati in modelli obsoleti, favorire una cultura del feedback e della corretta analisi dei dati sono tutti ingredienti di una “rivoluzione” auspicata in buona parte anche dalla platea dei lavoratori. Uno su tre, infatti, preferirebbe lavorare in maniera flessibile e godere di una settimana corta piuttosto che avere un aumento retributivo. E non è certo un elemento da sottovalutare…
  2. Il miglioramento nella pianificazione della forza lavoro per definire le strategie di buy/build/borrow dei talenti. Investire nell’apprendimento per far crescere il proprio bacino di talenti (build), trovare sul mercato le figure già formate da inserire in organico in maniera funzionale (buy) e integrare le competenze già esistenti con lavoratori part-time, freelance, a contratto e a tempo determinato (borrow) sono, insieme a una corretta pianificazione degli stessi in base agli obiettivi aziendali, tre degli elementi chiave perché l’organizzazione risulti pronta in ogni occasione a soddisfare le sue esigenze produttive.
  3. L’investimento in upskilling e reskilling della forza lavoro. Sviluppare nuove competenze nel proprio ambito lavorativo nell’ottica di maggiore efficienza ed efficacia (upskilling) e acquisire competenze che possano essere utili al posizionamento in altro ruolo (reskilling) fanno sì che il personale senta la possibilità di crescere all’interno dell’azienda e insieme permette all’azienda di rimanere altamente competitiva. Più volte abbiamo sottolineato l’importanza fondamentale della formazione continua, convinti che un investimento di questo tipo sia ampiamente ripagato e contribuisca a tenere motivato il personale aziendale. La difficoltà principale che i professionisti HR italiani segnalano a questo proposito viene dal non essere in grado di identificare le persone con il giusto potenziale per sviluppare nuove competenze, un timore avvertito dal 42% del campione. Quanto mai necessario, come detto sopra, padroneggiare tutti i mezzi utili ad approfondire questo tipo di conoscenza.
  4. Lo sviluppo di un processo decisionale “umano-centrico”. Mettere la persona al centro delle strategie organizzative significa abbracciarne la complessità e richiede certamente uno sforzo differente rispetto al vecchio modello autoritario. Eppure, e i fatti lo stanno ampiamente dimostrando, permette di creare equilibri interni più sostenibili e più vantaggiosi per l’azienda. Chiarire le aspettative e essere consapevoli dei carichi di lavoro, liberare i lavoratori dal controllo ossessivo e lavorare per risultati, non “lavorare duro” ma “lavorare con profitto”, dando significato a quello che si sta facendo, sono tutte componenti che si rifletteranno in un aumento delle energie dedicate al lavoro.
  5. La promozione di strategie orientate al benessere del personale. Quando nella ricerca citata si parla di organizzazioni empatiche ci si riferisce ad aziende capaci di relazionarsi con la situazione personale e familiare dei propri dipendenti, di supportare attivamente il benessere della forza lavoro incoraggiando una pratica lavorativa sana, gratificante e sostenibile, e attivando offerte personalizzate di supporto nei momenti che contano attraverso gli strumenti offerti dal welfare aziendale.

Molte aziende dalle nostre parti sono solamente all’inizio del percorso in ognuno di questi punti. Quelle che si renderanno conto di come le loro scelte strategiche di business siano, e saranno, strettamente collegate a quelle personali dei lavoratori coinvolti, intraprenderanno con fortuna la strada che sta consentendo alle imprese con la mentalità più avanzata di ottenere crescita e successo. Pur in una fase difficile e tumultuosa per i mercati. 

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