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Benessere e cura alla base dell’engagement

13 Aprile 2022
Benessere e cura alla base dell’engagement

Non solo lo stipendio. Non tanto i benefit, e nemmeno qualche giorno di ferie in più ogni anno. Quando interrogati a proposito degli aspetti che caratterizzano la propria esperienza in azienda, o che condizionano la preferenza nello scegliere un posto di lavoro rispetto ad un altro, i lavoratori rispondono indicando sempre più spesso elementi considerati quanto meno marginali, o comunque tutt’altro che fondamentali, solo fino a qualche tempo fa. Viene fuori l’importanza di una cultura aziendale positiva, della possibilità di conciliare in maniera equilibrata la vita privata con il lavoro, di avere una comunicazione proficua con i leader, di usufruire di una certa flessibilità su modalità e tempistiche, di trovare un senso e un significato nell’attività svolta.

Tutto questo fa pensare a come ultimamente la sfera personale abbia assunto un’importanza determinante, e a quanto di riflesso sia da mettere in piano, per l’azienda, un processo di trasformazione capace di andare ad approfondire in maniera più specifica possibile le singole esigenze dei suoi lavoratori, presenti e futuri. Il fatto che il “come” svolgere il proprio lavoro e il “dove” farlo siano stati stravolti da due anni di soluzioni talvolta improvvisate e in ogni caso non previste o pianificate a tavolino, unito a quella sensazione di continua precarietà e insicurezza avvertite durante i mesi di pandemia, hanno certamente influito anche sulla crescente importanza attribuita al “perché” svolgere il lavoro. E quanti abbiano avvertito, nel corso di questo periodo, il supporto dell’azienda e goduto di un relativo benessere sul luogo di lavoro, sono proprio coloro che meglio hanno risposto anche sul fronte della motivazione e della produttività.

I dati dell’Employee Well-Being Report

Scorrendo i dati dell’Employee Well-Being Report di Glint (una compagnia che ha come slogan, a scanso di equivoci: “Quando le persone hanno successo, la tua organizzazione ha successo”), svolto in collaborazione con LinkedIn, si nota come l’indice di soddisfazione sul posto di lavoro sia in discesa continua da due anni a questa parte, in maniera particolare per ciò che riguarda la situazione europea e americana. Da notare anche come quanti si sentano parte di una cultura aziendale positiva e attenta ai bisogni personali dimostrino un grado di soddisfazione oltre 3 volte superiore a quello degli altri lavoratori. E quando si tratta di consigliare il lavoro nella loro stessa azienda, essi siano buoni testimonial 3,7 volte in più rispetto alla media.

Craig Ramsay, LinkedIn People Science Expert, sintetizza brillantemente in una singola frase i risultati del sondaggio: “I dipendenti vogliono essere visti come persone, non solo come lavoratori”. E a tale proposito le capacità del leader possono fare la differenza. Saper rinunciare al ruolo di freddo controllore per abbracciare quello di individuo capace di ascoltare e raccogliere le istanze che provengono dai lavoratori, al momento sembra essere l’atteggiamento che paga di più. L’ascolto dei dipendenti si traduce in lealtà, impegno e inclusione, in relazioni che difficilmente tendono a costruirsi fermandosi all’aspetto puramente economico di un rapporto di lavoro, allo scambio tra stipendio e prestazione. Eppure, sono proprio alcuni degli elementi che in un’epoca di continuo cambiamento e incertezza assumono una valenza determinante per il successo dell’organizzazione.

Mettersi al lavoro nell’ottica di creare un ambiente di lavoro in cui le persone possano comunicare, confrontarsi, affermarsi o avere esperienza dei loro stessi errori senza sentire il peso della paura, o del giudizio inappellabile, significa investire in un’organizzazione che andrà a beneficiare della creatività e della crescita personale e professionale delle persone che coinvolge, sia sul piano motivazionale/psicologico che su quello ben più tangibile del business e dei profitti. Per farlo, è necessario che siano coinvolti tutti i livelli. Come abbiamo più volte sottolineato, proprio i leader devono essere l’incarnazione della cultura aziendale: i loro comportamenti dovranno essere il punto di riferimento di quello che vorranno vedere nei dipendenti. Per molti si tratta di un cambio di mentalità radicale. Siamo/siete pronti?

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