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Calcolo dell’IRES e costo del lavoro

02 Dicembre 2021
Calcolo dell’IRES e costo del lavoro

L’IRES rappresenta l’imposta sul reddito prodotta dalle società di capitali, è costituita da un’aliquota fissa applicata alla base imponibile. Quest’ultima viene ricavata per rettifica, attraverso variazioni in aumento e in diminuzione, del risultato esposto nel conto economico del bilancio d’esercizio.

L’aliquota IRES vigente fino al periodo di imposta 2016 è stata pari al 27,5% poi ridotta al 24% a partire dal 1° gennaio 2017 e con effetto per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016.

Devono versare l’imposta:

  • le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, le società europee (regolamento CE n. 2157/2001) e le società cooperative europee (regolamento CE n. 1435/2003) residenti in Italia
  • gli enti pubblici e privati residenti in Italia, compresi i consorzi, i trust, gli organismi di investimento collettivo del risparmio e gli enti non commerciali (organizzazioni no profit)
  • le società e gli enti di ogni tipo, compresi i non residenti in Italia, per i soli redditi prodotti in Italia.

Il procedimento di calcolo dell’IRES da versare a saldo segue lo schema previsto dal Quadro RN del Mod. Redditi SC e che si articola nelle seguenti operazioni:

1. riduzione del reddito imponibile, già quantificato nel Quadro RF apportando al risultato dell’esercizio le variazioni in aumento o diminuzione previste dalla normativa fiscale.

2. determinazione dei crediti di imposta spettanti;

3. se si dispone di perdite maturate in esercizi precedenti, quantificazione delle perdite deducibili. Si ricorda che ai sensi dell’art. 84 T.U.I.R., le perdite pregresse possono essere utilizzate per ridurre gli imponibili degli esercizi successivi per un importo che non eccede l’80% del reddito stesso ad eccezione di quelle maturate nei primi tre periodi di imposta la cui compensazione è ammessa nella misura in cui trovano capienza nel reddito dell’esercizio;

4. sottrazione dal reddito imponibile dei crediti di imposta spettanti e delle perdite pregresse scomputabili;

5. suddivisione del reddito imponibile in due quote: quella da assoggettare ad aliquota ordinaria del 24% (27,5% per il periodo di imposta 2016) e quella ridotta eventualmente spettante;

6. calcolare l’imposta lorda moltiplicando le due porzioni di reddito imponibile per le relative aliquote e sommando i risultati così ottenuti;

7. ridurre l’imposta lorda delle eventuali detrazioni spettanti o delle ritenute subite (es. su interessi attivi maturati sui conti correnti bancari);

8. scomputare dal risultato così ottenuto l’eventuale eccedenza proveniente dalla dichiarazione dell’esercizio precedente al netto della parte compensata nel Mod. F24.

9. sottrarre da tale importo gli acconti eventualmente versati con i codici tributo 2001 e 2002.

L’importo come sopra ottenuto va versato con il Mod. F24 utilizzando il codice tributo 2003.

Ma perché è necessario che il Cdl conosca il meccanismo fiscale dell’IRES; sicuramente un’azienda con amministratori e dipendenti movimenta le poste di bilancio “Spese per prestazioni di lavoro” e/o “COMPENSI ORGANO AMMINISTRATIVO”.

Partendo dalla attività del flusso payroll, a fine anno avremo prodotto una sommatoria di emolumenti, compensi, contribuzioni, accantonamenti TFR; sarà necessario produrre il c.d. reddito imponibile ai fini delle imposte e ciò lo si ricava attraverso L’UTILE ANTE IMPOSTE che riassumiamo in questo brevissimo esempio:

Chiaramente tra i componenti negativi abbiamo riportato per semplicità solo la posta “Spese per prestazioni di lavoro” ma sono diverse le voci relative alla gestione del personale che formano la composizione dei componenti negativi di reddito:

  • compensi amministratori
  • contributi previdenziali
  • accantonamento TFR

Se tutti i costi fossero deducibili e tutti i ricavi fossero tassati nell’esercizio non occorrerebbe apportare alcuna variazione all’utile ante imposte. Se così fosse, per determinare l’IRES sarebbe sufficiente applicare l’aliquota del 24% all’utile ante imposte; tuttavia, sarà necessario individuare IL REDDITO COMPLESSIVO apportando all’utile o alla perdita risultante dal conto economico le variazioni in aumento o in diminuzione.

VARIAZIONI in aumento del risultato civilistico: sono costi sostenuti dall’impresa che non sono riconosciuti dal fisco per la definizione del reddito imponibile del periodo (costi indeducibili o parzialmente deducibili).

VARIAZIONI in diminuzione del risultato civilistico: sono ricavi conseguiti dall’impresa che non sono fiscalmente considerati per il calcolo del reddito imponibile (ricavi non imponibili) o costi non dedotti in precedenti esercizi (costi che hanno determinato variazioni in aumento in precedenti esercizi).

Le poste contabili determineranno il risultato di esercizio che, al netto delle variazioni in aumento e diminuzione genereranno l’imposta dovuta. Per questo è fondamentale verificare la natura ed il volume degli emolumenti, compresi quelli degli amministratori, che formano la sezione “Spese per prestazioni di lavoro”. Infatti, non tutti i relativi costi sostenuti sono deducibili nella stessa misura. Troviamo dei limiti di deducibilità a seconda del carattere qualitativo della spesa sostenuta, anche se nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente e parasubordinato. Tra le principali voci di costo che, genericamente, il datore di lavoro sostiene nell’arco del periodo di imposta troviamo:

  1. Costi del personale (salari e stipendi, contributi, etc.): tali costi risultano essere interamente deducibili dalla base imponibile IRES e, pertanto, verranno considerati al 100 % del loro valore;
  2. Costi sostenuti in relazione ad un piano di Welfare aziendale: sono interamente deducibili;
  3. Rimborsi spese per trasferte: le spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono deducibili per un importo giornaliero non superiore ad euro 180,76 elevato ad euro 258,23 per le trasferte all’estero. Se il dipendente o collaboratore è stato autorizzato ad utilizzare un autoveicolo il limite di spesa deducibile varia in funzione della provenienza del mezzo (se di proprietà del dipendente o se noleggiato);
  4. I canoni di locazione e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti sono deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per i dipendenti stessi a norma dell’articolo 51, comma 4, lettera c).

Da questa situazione normativa rileva l’importanza del ruolo di una corretta ed attenta gestione del personale volta al contenimento dei costi sia in fase di programmazione, costruzione dei budget ed analisi dei costi aziendali, che in fase di consuntivazione, redazione delle buste paga e dei relativi prospetti contabili.

Non da sottovalutare anche l’incidenza di una corretta gestione documentale e formale in ambito lavoro sul piano fiscale: gli oneri e le competenze delle risorse umane costituiscono una delle voci di maggiore spesa in azienda, specialmente nel terziario e nel comparto dei servizi.

Un attento monitoraggio degli stessi permette di ridurre l’imponibile fiscale adeguatamente e di rendicontare in maniera esplicita, per tale tipologia di costo, ogni fattore che garantisce la deducibilità dello stesso ovvero la competenza, l’inerenza e la certezza.

Sul piano della predisposizione dei budget, una analisi attenta potrà, ad esempio, porre l’attenzione sulla costruzione e l’offerta ai propri dipendenti di un piano di welfare aziendale che, oltre ai benefici ormai consolidati che derivano dal porre attenzione alle esigenze dei dipendenti, porterà benefici economici derivanti dalla riduzione dei costi relativi alla riduzione dell’imposizione fiscale e contributiva rispetto alle alternative che rivestono natura meramente retributiva.

D’altro canto, in fase di consuntivazione, una corretta predisposizione del Libro Unico del Lavoro e dei relativi prospetti contabili che preveda una puntuale imputazione delle singole voci di spesa alla relativa tipologia di costo e l’aggregazione delle stesse nelle relative poste in bilancio porterà ad una più chiara ed immediata suddivisione della base imponibile ai fini IRES. Aspetto, anche se apparentemente marginale, assolutamente da non sottovalutare in quanto avrà un riscontro immediato e diretto in termini di efficientamento del ciclo amministrativo/contabile con conseguente possibilità di liberare risorse rispetto ad un processo meno strutturato.

Appare quindi evidente l’ampio numero di benefici che derivano dall’utilizzo e l’ottimizzazione di un processo improntato su tali principi in quanto rende possibile porre l’attenzione sul contenimento dei costi del lavoro, dei costi relativi all’imposizione fiscale e sul miglioramento del clima aziendale.

Ecco che la visione del Consulente del lavoro, di concerto con i colleghi commercialisti, si eleva al monitoraggio, una volta concluso il processo mensile del payroll e pertanto si passa ad una fase i cui schemi appaiono ben evidenti:

Come si può notare il ciclo aziendale presenta degli aspetti economici e fiscali correlati e che producono riflessi soprattutto per quelle aziende che hanno capitale umano.

L’articolo è stato redatto da Stefano Capuano, Daniele Sanelli, Massimo Giammaria e Roberto Felli. Studio Felli ringrazia per il gentile contributo.

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