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Concetto di IRES e principi di calcolo

12 Aprile 2022
Concetto di IRES e principi di calcolo

L’IRES è un’imposta ad aliquota fissa la cui base imponibile viene ricavata per rettifica, attraverso variazioni in aumento e in diminuzione, del risultato esposto nel conto economico del bilancio d’esercizio. L’aliquota IRES vigente fino al periodo di imposta 2016 è stata pari al 27,5% poi ridotta al 24% a partire dal 1° gennaio 2017 e con effetto per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016. Il procedimento di calcolo dell’IRES da versare a saldo segue lo schema previsto dal Quadro RN del Mod. Redditi SC e che si articola nelle seguenti operazioni:

  1. riduzione del reddito imponibile, già quantificato nel Quadro RF apportando al risultato dell’esercizio le variazioni in aumento o diminuzione previste dalla normativa fiscale, delle eventuali erogazioni liberali corrisposte dal soggetto passivo;
  • le variazioni si dicono temporanee quando aggiungono (o sottraggono) componenti di reddito al risultato civilistico di un esercizio per poi sottrarre (o aggiungere) i medesimi componenti al risultato di un esercizio successivo; in sostanza con le variazioni temporanee il reddito soggetto ad imposizione rimane pari a quello civilistico; ciò che muta è il momento in cui il reddito è colpito dall’imposta. Gli effetti delle variazioni temporanee sono destinati a compensarsi nel tempo. Le variazioni temporanee danno origine al fenomeno della fiscalità differita.
  • Pertanto, se per effetto di una variazione temporanea in diminuzione l’imponibilità di una parte di reddito viene differita ad un momento successivo, il costo connesso con l’imposta dovrà pesare nel conto economico dell’esercizio in cui è stato prodotto tale reddito; in contropartita si alimenterà un “FONDO PER IMPOSTE DIFFERITE” nel passivo dello STATO PATRIMONIALE
  • Se all’opposto, per effetto della variazione temporanea in aumento, si innalza il reddito da assoggettare ad imposizione, il costo della maggiore imposta connessa alla variazione non dovrà gravare sul risultato dell’esercizio; le maggiori imposte potranno essere recuperate negli esercizi successivi, attraverso un minor esborso futuro, e sono iscrivibile tra i CREDITI dell’ATTIVO CIRCOLANTE

2. determinazione dei crediti di imposta spettanti;

3. se si dispone di perdite maturate in esercizi precedenti, quantificazione delle perdite deducibili. Si ricorda che ai sensi dell’art. 84 T.U.I.R., le perdite pregresse possono essere utilizzate per ridurre gli imponibili degli esercizi successivi per un importo che non eccede l’80% del reddito stesso ad eccezione di quelle maturate nei primi tre periodi di imposta la cui compensazione è ammessa nella misura in cui trovano capienza nel reddito dell’esercizio;

4. sottrazione dal reddito imponibile dei crediti di imposta spettanti e delle perdite pregresse scomputabili;

5. confronto del reddito così ottenuto con il reddito minimo imposto dalla disciplina delle società di comodo ove questa sia applicabile. Se il reddito dell’esercizio è inferiore a quello minimo da società di comodo, il reddito lordo coincide con quest’ultimo importo

6. riduzione del reddito lordo della quota eventualmente spettante di agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica), degli oneri deducibili e degli eventuali altri crediti di imposta e ottenimento del reddito imponibile;

7. suddivisione del reddito imponibile in due quote: quella da assoggettare ad aliquota ordinaria del 24% (27,5% per il periodo di imposta 2016) e quella ridotta eventualmente spettante;

8. calcolare l’imposta lorda moltiplicando le due porzioni di reddito imponibile per le relative aliquote e sommando i risultati così ottenuti;

9. ridurre l’imposta lorda delle eventuali detrazioni spettanti o delle ritenute subite (es. su interessi attivi maturati sui conti correnti bancari);

10. scomputare dal risultato così ottenuto l’eventuale eccedenza proveniente dalla dichiarazione dell’esercizio precedente al netto della parte compensata nel Mod. F24.

11. sottrarre da tale importo gli acconti eventualmente versato con i codici tributo 2001 e 2002.

L’importo come sopra ottenuto va versato con il Mod. F24 utilizzando il codice tributo 2003.

ESEMPIO:

Dopo aver riportato il risultato ante imposte, indichiamo alcune delle variazioni fiscali permanenti (VP) o temporanee (VT):

IRES variazioni in aumento

SVALUTAZIONE CREDITI (art. 106 TUIR)

Crediti 110.000,00

Cambiali attive 45.000,00

Totale 155.000,00

Importo massimo del Fondo svalutazione crediti

155.000 x 5% = 7.750,00

Fondo svalutazione fiscale ante svalutazione dell’esercizio  5.100 (saldo finale)- 3.100 (svalutazione da bilancio) = 2.000 < limite 5%

Importo massimo deducibile ai fini fiscali

155.000 x 0,5% = 775,00

Svalutazione crediti in C/E  3.100,00

Variazione temporanea in aumento 3.100 – 775 = 2.325

COSTI NON DOCUMENTATI

2.000  variazione permanente in aumento

COMPENSI AGLI AMMINISTRATORI DEDUCIBILI PER CASSA (art. 95, c. 5 TUIR)

Compensi non pagati 1.000 variazione temporanea in aumento

IRES variazioni in diminuzione

ALTRI PROVENTI ESENTI IRES

5.000,00 variazione permanente in diminuzione Art.91 TUIR

——————————————————————————————————————–

Risultato ante imposte

+ variazioni in aumento

(-) variazioni in diminuzione

Base imponibile IRES

Il versamento dell’imposta a saldo e a titolo di primo acconto risultante dalla dichiarazione modello REDDITI – SC o REDDITI – ENC può essere effettuato in forma rateizzata, a partire dalla scadenza ordinaria, in un numero di rate di pari importo a scelta del contribuente da versare al massimo entro novembre (per soggetti con periodo d’imposta ad anno solare). Sugli importi rateizzati sono dovuti gli interessi nella misura del 4% annuo.

Soggetti interessati

Società di capitali o enti non commerciali che, compilando la dichiarazione modello Redditi – SC o Redditi – ENC, determinano un importo dovuto a titolo di saldo IRES per il periodo d’imposta e/o un importo dovuto a titolo di acconto per il periodo d’imposta successivo.

Scadenza

A) Versamento prima rata

Termine ordinario di scadenza entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, o entro i 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Pertanto, i contribuenti con esercizio coincidente con l’anno solare versano:

– il 30 giugno 2022, senza maggiorazione;

– il 30 luglio 2022 (prorogato al 22 agosto), con la maggiorazione dello 0,40%.

B) Versamento rate successive

I termini di versamento delle rate successive alla prima differiscono tra contribuenti titolari di partita IVA (giorno 16 di ciascun mese) e non titolari di partita IVA (entro la fine di ciascun mese).

a) Contribuenti titolari di partita IVA

Per la rateizzazione con decorrenza 30 giugno 2022 le rate successive scadono [tra parentesi la misura degli interessi dovuti]:

– II rata 16 luglio 2022, posticipato al 18 luglio [0,18%];

– III rata 20 agosto 2022, posticipato al 22 agosto [0,51%];

– IV rata 16 settembre 2022 [0,84%];

– V rata 16 ottobre 2022, posticipato al 17 ottobre [1,17%];

– VI rata 16 novembre 2022 [1,50%].

Per la rateizzazione con decorrenza 30 luglio 2022 (prorogato al 22 agosto), con maggiorazione dello 0,40%, le rate successive scadono:

– II rata 20 agosto 2022, posticipato al 22 agosto [0,00%];

– III rata 16 settembre 2022 [0,33%];

– IV rata 16 ottobre 2022, posticipato al 17 ottobre [0,66%];

– V rata 16 novembre 2022 [0,99%].

Studio Felli ringrazia Stefano Capuano per il contributo

Sullo stesso argomento: Calcolo dell’IRES e costo del lavoro

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