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Debt Service Coverage Ratio e analisi di sensitività

22 Febbraio 2022
Debt Service Coverage Ratio e analisi di sensitività

La presenza di uno stato rilevante di crisi individuata dall’articolo 13 del D. Lgs. 14/2019, va diagnosticata in primo luogo attraverso la preliminare rilevazione della presenza di ritardi reiterati e significativi nei pagamenti, nonché attraverso la verifica della presenta di un Patrimonio Netto negativo o inferiore al minimo legale.

Mediante l’evidenza della non sostenibilità del debito nei sei mesi successivi attraverso i flussi finanziari liberi al servizio dello stesso.

Rammentando che i postulati generali ai fini della redazione del bilancio sono quelli della prudenza, prevalenza della sostanza sulla forma, continuità, competenza, valutazione separata degli elementi eterogenei compresi nelle singole voci, costanza dei criteri di valutazione, utilità del bilancio d’esercizio per i destinatari e completezza dell’informazione, comprensibilità, neutralità, periodicità della misurazione del risultato economico e del patrimonio aziendale, comparabilità, omogeneità, significatività, criterio generale di valutazione al costo, conformità del procedimento di formazione del bilancio ai principi contabili, verificabilità dell’informazione.

I postulati (o principi generali) che devono essere rispettati nella redazione del bilancio sono individuati dall’art. 2423-bis del Codice Civile.

In particolare, la disposizione civilistica esplicita in modo formale i seguenti postulati:

  • prudenza (n. 1, 2 e 4);
  • prevalenza della sostanza sulla forma (n. 1);
  • continuità (n. 1);
  • competenza (n. 3 e 4);
  • valutazione separata degli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci (n. 5);
  • costanza dei criteri di valutazione (n. 6).

È fondamentale, pertanto, l’utilizzo dell’indice DSCR (Debt Service Coverage Ratio).

Si tratta di un indice che si basa sulla visione “forward looking” imposta dall’articolo 14 del D. Lgs. 14/2019 quando richiede la valutazione del prevedibile andamento della gestione.

Soltanto qualora il DSCR non sia disponibile o non sia calcolabile in maniera affidabile, si ricorre, “sempreché la situazione di crisi non sia già stata intercettata dal patrimonio netto negativo o dalla presenza di reiterati e significativi ritardi“, all’impiego combinato di una serie di cinque indici, con soglie diverse a seconda del settore di attività dell’impresa, che debbono allertarsi tutti quanti congiuntamente.

In sostanza, il CNDCEC ha individuato 7 indici di allerta della crisi d’impresa che possono (o forse potrebbero) identificare lo stato di crisi di un’azienda ai sensi dell’articolo 13 del nuovo Codice della crisi e che sono utili ad evitare l’avvio di eventuali procedure di regolazione della crisi e ad arginare l’eventualità di insolvenza.

Si tratta di indici di bilancio che secondo l’articolo 13 del nuovo Codice della crisi dovrebbero rilevare gli squilibri economici, patrimoniali e finanziari, precursori dell’eventuale stato di crisi aziendale. Tali indicatori sono i seguenti:

  • 1. Patrimonio Netto Negativo
  • 2. DSCR previsionale a 6 mesi
  • 3. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  • 4. Indice di adeguatezza patrimoniale
  • 5. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  • 6. Indice di liquidità
  • 7.Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Mentre i primi due indicatori di allerta sono stati considerati validi per tutte le tipologie di attività, gli altri 5 indici sono specifici per ciascun settore.

Ma la prima categoria di indici di allerta sui quali l’imprenditore deve focalizzare inizialmente la propria attenzione riguarda i seguenti parametri:

  • Patrimonio Netto
  • DSCR

In particolare, occorre tenere presente come la crisi diventa ipotizzabile:

  • se il patrimonio netto diventa negativo per perdite di esercizio, causando lo scioglimento della società di capitali (pregiudizio alla continuità aziendale fino a risanamento del capitale al limite legale).
  • se il patrimonio netto è positivo, è tuttavia indice di crisi il cosiddetto DSCR (Debt service coverage ratio), che valuta la capacità prospettica di sostenibilità dei debiti a sei mesi, qualora il valore di tale indice entri in determinate soglie critiche.

Come rilevato in precedenza, nel caso in cui il Patrimonio Netto è positivo e il DSCR non è disponibile o non risulta sufficientemente affidabile, vengono adottati cinque indici con diverse soglie a seconda del settore di attività:

  • 1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari, in termini di rapporto tra oneri finanziari e fatturato;
  • 2.Indice di adeguatezza patrimoniale, in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
  • 3. Indice di ritorno liquido dell’attivo, in termini di rapporto tra cash-flow ed attivo;
  • 4. Indice di liquidità, in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;
  • 5.Indice di indebitamento previdenziale e tributario, in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo.

Il sistema di analisi degli indici deve avvenire secondo una determinata sequenza.

In primo luogo viene effettuata un’analisi sul Patrimonio Netto. La presenza di un Patrimonio Netto negativo evidenzia già una ragionevole presunzione di uno stato di crisi.

Il Patrimonio netto diventa negativo o scende al di sotto del limite legale per effetto di perdite di esercizio, anche cumulate, e rappresenta una causa di scioglimento della società di capitale (art. 2484, quarto comma, del Codice Civile).

In realtà, quando il Patrimonio Netto di una società è totalmente eroso dalle perdite, si è già di per sé in presenza di una situazione di crisi aziendale. Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un Patrimonio Netto Negativo, si può solo procedere o alla ricostituzione del patrimonio attraverso nuove risorse apportate dai soci ed avvio di un processo di ristrutturazione aziendale o, viceversa, alla messa in liquidazione della società.

La verifica del Patrimonio Netto negativo va fatta partendo dal dato di Patrimonio Netto presente nella voce A del passivo dello Stato Patrimoniale e sottraendo a tale voce i “crediti verso soci per versamenti ancora dovuti” (voce A dell’attivo dello Stato Patrimoniale) ed eventuali dividendi deliberati non ancora contabilizzati.

In presenza di un Patrimonio Netto positivo, per la verifica dello stato di crisi si passa all’analisi del secondo indice, ovvero del DSCR previsionale a 6 mesi.

Il Debt Service Coverage Ratio previsionale a 6 mesi è un indicatore che mette in evidenza la sostenibilità dei debiti almeno per i 6 mesi successivi.

Esso è dato dal rapporto tra i flussi di cassa liberi della gestione reddituale operativa generati dall’azienda che sono previsti nei sei mesi successivi ed i debiti attesi da rimborsare nel corso dello stesso arco temporale.

In particolare, per il calcolo del DSCR a sei mei possono essere utilizzate due diverse tipologie di approccio. La scelta dei due tipi di approccio per il calcolo del DSCR è rimessa agli organi di controllo e dipende dalla qualità ed affidabilità dei relativi flussi informativi.

1° approccio

Il DSCR deriva da un budget di tesoreria, redatto dall’impresa, che rappresenti le entrate e le uscite di disponibilità liquide attese nei successivi sei mesi. Da tale budget andranno ricavati il numeratore ed il denominatore dell’indice. In particolare:

  • al denominatore si sommano le uscite previste contrattualmente per il rimborso dei debiti di natura finanziaria (verso banche o altri finanziatori). Il rimborso è inteso come pagamento della quota capitale contrattualmente previsto per i successivi sei mesi;
  • al numeratore si sommano tutte le risorse disponibili per il suddetto servizio del debito, date dal totale delle entrate di liquidità previste nei prossimi sei mesi, incluse le giacenze iniziali di cassa, dal quale sottrarre tutte le uscite di liquidità previste riferite allo stesso periodo, ad eccezione dei rimborsi dei debiti posti al denominatore.

2° approccio

Il calcolo del DSCR è effettuato mediante il rapporto tra i flussi di cassa complessivi liberi al servizio del debito attesi nei sei mesi successivi ed i flussi necessari per rimborsare il debito non operativo che scade negli stessi sei mesi.

Al numeratore, costituito dai flussi a servizio del debito, vanno inseriti:

  • a) i flussi operativi al servizio del debito. Essi corrispondono al free cash flow from operations (FCFO) dei sei mesi successivi, determinato sulla base dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa applicando il principio OIC 10, deducendo da essi i flussi derivanti dal ciclo degli investimenti. A tal fine non concorrono al calcolo dei flussi operativi gli arretrati di cui alle lettere e) e f);
  • b) le disponibilità liquide iniziali;
  • c) le linee di credito disponibili che possono essere usate nell’orizzonte temporale di riferimento. Con riferimento alle linee autoliquidanti esse dovrebbero essere considerate fruibili per la sola parte relativa ai crediti commerciali che, sulla base delle disposizioni convenute, sono “anticipabili”.

La determinazione del flusso di cassa della gestione corrente in ottica previsionale comporta, quindi, la costruzione di un rendiconto finanziario prospettico per flussi di cassa, che metta in evidenza i flussi di cassa operativi generati dalla gestione caratteristica aziendale.

Il denominatore corrisponde al debito non operativo che deve essere rimborsato nei sei mesi successivi. Esso è costituito da:

  • d) pagamenti previsti, per capitale ed interessi, del debito finanziario;
  • e) debito fiscale o contributivo, comprensivo di sanzioni ed interessi, non corrente e cioè debito il cui versamento non è stato effettuato alle scadenze di legge (e pertanto è o scaduto o oggetto di rateazioni), il cui pagamento, anche in virtù di rateazioni e dilazioni accordate, scade nei successivi sei mesi;
  • f) debito nei confronti dei fornitori e degli altri creditori il cui ritardo di pagamento supera i limiti della fisiologia. Nel caso di debito derivante da piani di rientro accordati dai fornitori/creditori, rileva la parte di essi, comprensiva dei relativi interessi, che scade nei sei mesi.

Le linee di credito in scadenza nei sei mesi successivi sono collocate al denominatore, salvo che se ne ritenga ragionevole il rinnovo o il mantenimento.

L’indice in esame deve essere superiore ad 1, che significa che i flussi di cassa operativi dei sei mesi successivi sono superiori ai flussi in uscita per il pagamento dei debiti nel corso dello stesso arco temporale. Valori superiori ad 1, quindi, denotano la stimata capacità di sostenibilità dei debiti su un orizzonte di sei mesi, mentre valori inferiori ad 1 la relativa incapacità.

A questo punto, quindi, se il Patrimonio Netto è positivo ed il DSCR ha evidenziato un valore inferiore a 1, esiste una ragionevole presunzione dello stato di crisi. Se, invece, il Patrimonio Netto è positivo, ma il DSCR a sei mesi non è disponibile oppure è ritenuto non sufficientemente affidabile per l’inadeguata qualità dei dati prognostici, secondo il CNDCEC entrano in gioco 5 indici, con soglie diverse a seconda del settore di attività, che devono allertarsi tutti congiuntamente. Di seguito sono riportati in tabella i valori soglia dei cinque indici di allerta suddivisi per settore merceologico.

Articolo redatto da Stefano Capuano

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