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Digitalizzazione delle PMI: lavori in corso

21 Ottobre 2021
Digitalizzazione delle PMI: lavori in corso

Durante un periodo di crisi è di fondamentale importanza saper cogliere gli stimoli al rinnovamento, a migliorare le capacità di adattamento e a saper rivedere e aggiornare i propri modelli di business. I mesi della pandemia hanno messo in luce, in particolare per ciò che riguarda la spina dorsale della nostra economia, ovvero le Piccole e Medie Imprese, come sottovalutare aspetti come la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica delle aziende volesse dire farsi trovare impreparati alle nuove sfide e alle nuove abitudini dei consumatori, minando la tanto decantata capacità di resilienza e esponendo le aziende al rischio di essere travolte dagli avvenimenti contingenti.   

La fotografia aggiornata della situazione relativa alla digitalizzazione delle PMI italiane, grazie ai dati raccolti dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, presenta un quadro all’interno del quale, come ben sottolineato dal Responsabile Scientifico Andrea Rangone, “le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e produttività: risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da COVID-19”.

Visione strategica e competenze

Se da un lato la crisi ha accelerato i processi di trasformazione digitale nelle PMI italiane, particolarmente per ciò che riguarda settori come l’E-commerce, lo scambio di dati e informazioni aziendali o i servizi in Cloud, sembrano difettare in molti casi sia una visione strategica, sul lungo periodo, del percorso di innovazione, sia il know-how. Solo il 9% delle realtà prese in analisi possiede infatti un approccio “avanzato” rispetto al digitale, capace di leggere e anticipare il cambiamento, e per il 42% delle aziende le competenze sull’argomento risultano basse o distribuite in maniera non omogenea tra il personale. Permane sostanzialmente una parte consistente di imprese che non si sente incoraggiata al cambiamento, da un lato per una questione legata ai costi da affrontare, dall’altro perché il digitale viene ritenuto marginale rispetto all’attività svolta.

La trasformazione digitale come strategia principale per il futuro

Concorda sulla maggiore capacità di resilienza delle aziende tecnologicamente avanzate anche il report di Deloitte “La crisi come catalizzatore: Accelerare la trasformazione”, curato per la prospettiva italiana da Ernesto Lanzillo. Proprio la tecnologia viene riconosciuta, dal 73% dei 150 leader aziendali intervistati, come prioritaria per avere un’organizzazione di tipo resiliente, e proprio in quel settore si concentrano i maggiori sforzi all’interno delle PMI prese a campione. Prendendo in considerazione le strategie di crescita sul medio periodo (36 mesi), si nota scorrendo i dati come la voce “trasformazione digitale” sia indicata come la strategia principale su cui puntare nel futuro per il 54% degli intervistati. Prima voce rispetto a sviluppo di nuovi prodotti o servizi e aumento della produttività, che seguono nella lista.

Volendo indicare due priorità per il prossimo futuro, per le aziende italiane sarà importante mettere da un lato a frutto gli investimenti previsti dal PNRR per la digitalizzazione delle PMI, così come dall’altro puntare sulle competenze sia in ambito tecnico che manageriale, con l’obiettivo di consolidare la cultura digitale all’interno dei processi aziendali. Senza dubbio alcuno, non considerare adeguatamente la portata dei cambiamenti in atto inciderà in maniera decisa sulla capacità di rimanere competitivi.

Avevamo parlato di digitalizzazione delle PMI anche in una bella intervista a Maurizio Quarta, che vi invitiamo a leggere cliccando QUI

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