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Formazione continua: la centralità delle soft skills

04 Gennaio 2022
Formazione continua: la centralità delle soft skills

Abbiamo ripetutamente sostenuto la centralità dell’apprendimento continuo nelle organizzazioni aziendali. Sebbene fino a qualche tempo fa potesse essere sufficiente avere una più o meno solida conoscenza di base ed effettuare aggiornamenti ogni tot di tempo, oggi, complice un inarrestabile processo di cambiamento dettato anche dall’evoluzione tecnologica, la formazione continua è diventata una sorta di obbligo, sia per ciò che riguarda le competenze dei lavoratori sia per l’ambito manageriale.

La volatilità e instabilità della situazione attuale, infatti, stanno aprendo gli occhi anche alle aziende inizialmente più restie: farsi trovare impreparati alla gestione del continuo cambiamento significa perdere terreno in termini di competitività e accontentarsi di risorse umane e dirigenti meno performanti e meno capaci di fare il bene dell’organizzazione. E la pandemia, in tutto questo, ha giocato il suo ruolo e contribuito a scompigliare ancor di più le carte in tavola.

La formazione per i lavoratori

La richiesta di continua innovazione per la sopravvivenza stessa dell’azienda non può che interessare direttamente la platea dei lavoratori, da coinvolgere consapevolmente nei processi di aggiornamento continuo. Poter disporre di collaboratori adeguatamente formati incide positivamente sull’organizzazione e insieme dà una consistente spinta a livello motivazionale, con ritorni benefici anche a livello di produttività. Gli ultimi tempi hanno visto uno spostamento, dovuto all’emergenza sanitaria, delle modalità formative dalla presenza al remoto, con la formazione a distanza che si è in molti casi imposta come nuovo modello di riferimento.

I dati di un’indagine Doxa-Skilla confermavano come il 2020 sia stato proprio l’anno della più grande accelerata che si ricordi sul tema del digital learning, che si è dimostrato, oltre che pratico, un sistema di apprendimento capace di raggiungere in maniera anche asincrona un ampio numero di lavoratori. In più, ha permesso di contenere i costi e insieme di garantire una certa facilità di adesione alla formazione. Nella difficoltà ad immaginare uno scenario futuro, l’accelerata nella formazione a distanza dovuta all’evento traumatico della pandemia ha messo in luce determinati aspetti positivi che andranno approfonditi e con ogni probabilità andranno a costituire tasselli importanti nell’assetto di una nuova normalità.

Formazione continua soft skills

La formazione a livello manageriale

Sul fronte manageriale, l’aggiornamento delle competenze si è reso necessario sia per ciò che riguarda le cosiddette hard skills, con riferimento in particolare all’argomento tecnologico – divenuto assolutamente centrale – sia, e in forma molto consistente, per quelle soft, con concetti come l’empatia, il senso del contesto, la capacità di lavorare con gli altri, la creatività, la risoluzione dei problemi che hanno acquistato un peso probabilmente mai avuto prima.

Una ricerca condotta da AstraRicerche per conto di Cfmt e Manageritalia su un panel di oltre 1.100 manager del settore Terziario ha messo in luce come le priorità per ciò che riguarda la formazione del manager si siano spostate verso concetti non così “popolari” fino a qualche tempo fa: la flessibilità, la gestione delle persone a distanza, la capacità di risolvere problemi anche completamente imprevisti e la visione strategica occupano infatti i primi posti nella classifica delle competenze indicate come fondamentali nel periodo post-crisi.

Prendere atto del cambiamento e assumere un atteggiamento resiliente nei confronti delle sue conseguenze mette i manager di fronte alla necessità di ripensarsi e saper leggere le situazioni in una maniera nuova e più efficace. Un processo che durante l’evento pandemico si è sostanzialmente svolto “sul campo”, frutto del bisogno di adattarsi ai continui cambiamenti di scenario, ma che in prospettiva si impone nell’ottica di una nuova leadership basata sulle capacità di coinvolgere e delegare, responsabilizzare e orientare verso i risultati.

Il modello futuro

Per il prossimo futuro, l’ibridazione dovrà necessariamente rappresentare l’arma in più dei processi formativi. Se l’aula e la formazione in presenza hanno dalla loro vantaggi innegabili, saper prendere il meglio dall’esperienza a distanza aggiungerà nuovi elementi, quali la fruibilità e la velocità. Importante tenere presente come l’apprendimento digitale non possa essere la copia di quello dal vivo, dove il coinvolgimento è in tutto e per tutto diverso. Come ben sottolineato da Ilaria di Croce, direttore di Quadrifor, nel Rapporto sulla Formazione Manageriale pubblicato su Harvard Business Review Italia: “Il focus viene spostato dalla soluzione tecnologica alla metodologia. Oltre a portare online le aule fisiche, occorre trovare nuovi stimoli e implementare nuovi comportamenti. L’apprendere oggi si è spostato su un ambito di autoformazione, mentre il momento live si connota sempre di più come uno “stare insieme” con valore sociale. È tempo di mettere in pratica una modalità di formazione “a distanza ravvicinata”, cercando di creare una costante interazione con le persone”.

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