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La funzione HR tra crisi sanitaria e prospettive future

15 Febbraio 2022
La funzione HR tra crisi sanitaria e prospettive future

A distanza di due anni dall’inizio della pandemia ancora non possiamo dire di esserne fuori, anche se indubbiamente c’è da constatare come all’aspetto puramente emergenziale di tutta la prima fase si sia adesso affiancato quello organizzativo, che deve cioè prendere coscienza del momento attuale e provare a guardare in prospettiva, servendosi degli spunti accumulati e insieme abbandonando quello che non si è rivelato utile, o che è ormai sorpassato. E se tutto questo è vero dal punto di vista del vivere sociale, altrettanto lo è, all’interno dei perimetri aziendali, per ciò che riguarda la funzione HR, che si è trovata esposta in prima linea nella gestione dell’impatto della crisi e nella fase di emergenza organizzativa.

Proprio questi temi sono l’oggetto dell’approfondimento condotto da Cegos nell’indagine dal titolo “L’impatto della Pandemia sulla funzione HR in Italia”, che ha coinvolto oltre 200 figure manageriali italiane con lo scopo di capire la percezione dei Responsabili HR rispetto alle conseguenze della crisi sulla popolazione aziendale, sondare il terreno riguardo all’evoluzione della loro mission e tentare di identificare le principali sfide HR per il 2022. E, come poteva essere prevedibile, un Direttore HR su due (49%) riconosce che la crisi sanitaria ha cambiato l’organizzazione della funzione HR, in termini di pratiche, processi e strumenti.

Pandemia e Funzione HR

Scorrendo i numeri della ricerca, si nota intanto come gli aspetti lavorativi sui quali sono andate a concentrarsi le attività degli HR Manager sono stati principalmente: la gestione della salute e della sicurezza (57%), la formazione e l’addestramento (33%) e la gestione del clima e del benessere organizzativo (31%). Per ciò che riguarda il primo aspetto, la percezione da parte dei Direttori HR rispetto al lavoro svolto è del tutto positiva. Il 96% stima che i dipendenti siano soddisfatti della gestione della crisi sanitaria in azienda, in una situazione che nel corso degli ultimi due anni ha richiesto non pochi sforzi in termini di equilibrio nelle scelte.

I Responsabili HR hanno aumentato l’impegno nel gestire almeno tatticamente le trasformazioni, adattando le azioni alla ricerca di equilibrio tra le ondate pandemiche, le scelte delle istituzioni nazionali e le attese del management e dei lavoratori”, commenta Alessandro Reati, HR Business Practice Leader di Cegos Italia, prima di sottolineare quello che probabilmente è l’elemento centrale per ciò che riguarda il futuro prossimo delle organizzazioni nei confronti delle condizioni di lavoro: “resta da vedere quali saranno le evoluzioni future, vista la presenza nel mondo del lavoro italiano di due trend contrapposti: il ritorno al passato pre-pandemico piuttosto che la creazione di nuove regole di funzionamento organizzativo. Attualmente il primo viene proposto principalmente dalle PMI, il secondo dalle multinazionali”.

Sul fronte della formazione e della comunicazione, non sorprende come gli sforzi siano stati consistenti. Il 32% degli Addetti HR ha offerto una formazione sul Remote working al proprio Personale, il 25% ha implementato la formazione sul Remote Management per i manager e in un caso su cinque è stato predisposto un piano straordinario di comunicazione tra Direzione e dipendenti. Un intervistato su tre è ben consapevole del fatto che la crisi ha trasformato sensibilmente i processi lavorativi, rendendoli più digitali, e ha profuso i suoi sforzi per adattare l’organizzazione e dotare le persone che la compongono di tutti i mezzi necessari.

Pandemia e Funzione HR

Gli effetti di questo sforzo organizzativo si riflettono sulla percezione di quello che è il clima e il benessere organizzativo, termometro della situazione in azienda. E qui, se da un lato il 57% degli HR Manager ritiene che la crisi sanitaria non abbia impattato sulla motivazione dei loro dipendenti, vi è comunque un 32% che afferma, invece, che siano meno motivati, come già testimoniato da parecchi indicatori internazionali e da una tendenza alla ricerca dell’equilibrio tra vita e lavoro che si sta via via affermando. Dai dati della ricerca emerge come in un caso su dieci (11%) sia stata predisposta un’indagine specifica sul benessere sul posto di lavoro.

Tutto ciò non fa che confermare come la funzione HR sia diventata sempre più strategica all’interno dell’organizzazione aziendale, snodo tra lavoratori, dipendenti e altre figure manageriali. Se si trattasse di indicare delle priorità per il prossimo futuro, si punta sul fatto che l’impegno dei Direttori HR si focalizzerà principalmente su mantenimento e aumento della forza lavoro, sulla revisione della politica in materia di salute e sicurezza e sul miglioramento della qualità della vita lavorativa, con un occhio particolare al sostegno riguardo ai nuovi metodi di lavoro, vera e propria sfida alla fine dell’emergenza pandemica. Se il post-pandemia porterà un’accelerazione della digitalizzazione in azienda, una migliore cooperazione tra i team e una maggior considerazione della qualità della vita lavorativa, allora indubbiamente avrà lasciato anche tracce positive del suo passaggio.

A patto, come giustamente sottolineato ancora da Alessandro Reati, che i Manager HR sentano la responsabilità di dover essere agenti di trasformazione e non alfieri del conservatorismo.

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