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La riclassificazione dei valori di bilancio

31 Gennaio 2022
La riclassificazione dei valori di bilancio

Finalità del processo

Siamo arrivati al 31/12/2021 e con l’inizio del nuovo anno, molte aziende hanno già provveduto alla riclassificazione del proprio bilancio al fine di effettuare una prima serie di analisi per verificare e concertare opportune strategie per l’anno 2022 già in corso.

In questa prima parte del contenuto analizzeremo l’importanza della riclassificazione dei valori di bilancio, che costituisce il momento iniziale dell’intero processo di analisi di bilancio e si concretizza in una fase estremamente importante per la quale sarà necessario usare la massima prudenza.

L’obiettivo del processo di riclassificazione è quello di rielaborare i valori esposti nel bilancio d’esercizio in modo coerente ed omogeneo secondo determinati schemi di Conto Economico e Stato Patrimoniale e sarà possibile ottenere delle informazioni aggiuntive e maggiormente significative circa lo stato di salute dell’azienda analizzata, attraverso l’individuazione di determinati indici e aggregati sia di natura economica che patrimoniale-finanziaria.

Lo scopo sarà quello di individuare le caratteristiche e le peculiarità dei singoli valori di bilancio (economici e patrimoniali) ed inserirli correttamente nello schema di riclassificazione prescelto, al fine di non pregiudicare la significatività dei margini operativi aziendali o altri aggregati di natura patrimoniale-finanziaria di estrema rilevanza (Capitale Circolante o livello d’indebitamento).

Il processo di riclassificazione risulta essere molto laborioso e richiede una consistente mole di lavoro. Gli schemi di bilancio imposti dal Legislatore in ottemperanza alle normative comunitarie, infatti, non sono completamente significativi e presentano notevoli ed evidenti limiti informativi.

L’analista di bilancio avrebbe a disposizione i dettagli per ogni tipologia di componente positivo e negativo di reddito e per ogni posta attiva e passiva di patrimonio, agevolando sicuramente il proprio lavoro interpretativo.

In alcune circostanze non si è in grado di avere a disposizione il bilancio di verifica contabile o altri documenti interni aziendali; in questi casi il lavoro di riclassificazione diventa più problematico e sarà necessario utilizzare la massima prudenza nell’interpretazione dei valori esposti in bilancio, soprattutto per determinate tipologie di poste (costi fissi e variabili, Crediti/debiti finanziari e non).

Generalmente sarebbe opportuno avere a disposizione una serie di dati storici abbastanza estesa (cinque o dieci anni), e questo per analizzare il globale andamento della gestione e verificarne eventuali elementi caratterizzanti (si pensi a fenomeni di ciclicità settoriale). Inoltre, avere a disposizione una lunga serie storica e quindi un quadro più completo ed esaustivo delle caratteristiche e peculiarità dell’azienda, sicuramente tornerà utile anche in sede di elaborazione dello scenario prospettico.

Si parte dalla riclassificazione del Conto Economico, dove è possibile ottenere informazioni sulle capacità di un’impresa di generare reddito. In particolare, il Conto Economico riclassificato evidenzia la redditività conseguita dall’azienda in un arco temporale coincidente con l’esercizio sociale; l’analisi di bilancio, effettuata mediante un’opportuna riclassificazione delle voci del Conto Economico, permette di ottenere comunque un quadro più chiaro e preciso in tale direzione.

L’obiettivo che si pone l’analista di bilancio attraverso il processo di riclassificazione del prospetto di Conto Economico è quello di predisporre un prospetto riclassificato che sia in grado di evidenziare il risultato economico che l’impresa ha conseguito nelle sue “aree gestionali”.

Il primo passo per arrivare alla riclassificazione del Conto Economico, quindi, consiste nella definizione di tali aree cui aggregare i valori contenuti nel bilancio civilistico. La fase successiva porterà alla predisposizione di varie tipologie di schemi riclassificati, costruiti allo scopo di ottenere tutte le informazioni necessarie per individuare la capacità di generazione di reddito dell’impresa oggetto di analisi.

In particolare, le aree gestionali in cui può essere scomposta la gestione globale di un’azienda sono le seguenti:

— Gestione caratteristica o tipica

— Gestione extra-caratteristica, complementare o accessoria

— Gestione finanziaria

— Gestione straordinaria

— Gestione fiscale

La gestione caratteristica è qualificata da quei costi e da quei ricavi collegati all’attività tipica dell’impresa, mentre quella extra-caratteristica è qualificata da quei costi e da quei ricavi collegati alla gestione estranea all’attività tipica dell’impresa (ad esempio, l’attività di locazione di immobili da parte di un’azienda manifatturiera).

Gestione caratteristica e gestione extra-caratteristica compongono la c.d. “gestione corrente”, che è qualificata da quei costi e da quei ricavi collegati all’attività che l’impresa svolge in via continuativa.

La gestione finanziaria è rappresentata dai costi e dai ricavi collegati alla struttura finanziaria (oneri e proventi finanziari), mentre la gestione straordinaria è costituita da quei componenti di reddito imputabili ad esercizi precedenti e da quegli oneri e proventi eccezionali nella loro natura e/o nella frequenza di accadimento.

Per gestione fiscale s’intende l’insieme dei rapporti che intercorrono tra un’impresa e l’Erario. Gli oneri correlati a tale gestione fanno esclusivo riferimento alle imposte sul reddito (Ires e Irap*). Tutte le altre imposte (imposta di registro, tasse di concessione governativa ed altre ancora) devono essere ricomprese tra i costi della gestione caratteristica.

Non esiste uno schema di riclassificazione preferibile ad altri, ma l’utilizzo di uno rispetto ad un altro può essere dettato da ben specifiche motivazioni (finalità dell’analisi, tipologia di attività svolta dall’impresa, settore di appartenenza, ed altro ancora).

In particolare, a livello di Conto Economico possiamo individuare i seguenti schemi di riclassificazione utilizzati comunemente nelle imprese di qualsiasi settore o mercato:

— Conto Economico a ricavi netti e costo del venduto

— Conto Economico a valore della produzione e valore aggiunto

— Conto Economico a ricavi e margine di contribuzione

— Conto Economico “misto”

Nella seconda parte vedremo gli schemi di riclassificazione del conto economico e quali sono le valutazioni per scegliere il tipo di riclassificazione più ad hoc per il tipo di azienda.

*A partire dal 2022, la legge di Bilancio esclude da IRAP e stabilisce che l’imposta non è dovuta dalle persone fisiche esercenti attività commerciali ed esercenti arti e professioni – in attesa della circolare ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

Articolo redatto da Stefano Capuano

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