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Lavoro da remoto: la lezione che viene dallo Spazio

31 Marzo 2022
Lavoro da remoto: la lezione che viene dallo Spazio

Gli ultimi due anni hanno fatto sì che il “lavoro da remoto” sia passato in Italia da argomento sostanzialmente di nicchia, riservato a pochi eletti, a strumento principale per poter continuare a garantire produttività – nel corso dei momenti più difficili della pandemia – per poi affermarsi come utile ed efficace sostituto della modalità in presenza, quella in ufficio dalle 9 alle 18. Ben visto ed apprezzato dai dipendenti, gradito dai datori di lavoro più al passo coi tempi, da più parti viene ormai indicato come la soluzione prediletta per il futuro prossimo, quando si immagina andrà ad alternarsi ed integrarsi con il lavoro in sede.

Ma, come ovvio, non sono tutte rose e fiori. Nel corso di questi due anni più volte sono suonati i campanelli di allarme legati a questioni come l’inadeguatezza degli spazi dedicati all’interno delle abitazioni, la sovrapposizione tra tempo dedicato al lavoro e tempo libero, o ancora al rischio legato all’isolamento dato dal limitato contatto con gli altri colleghi. Una ricerca inglese sottolineava come 8 lavoratori su 10 avessero sperimentato una sensazione di alterazione nella percezione del tempo durante l’esperienza di lavoro da remoto nella fase pandemica, condito da una certa difficoltà nel distinguere il riposo del fine settimana dalla normale attività lavorativa. Con conseguente e inevitabile aumento dei livelli di stress.

La lezione delle missioni spaziali

Due professori della Trinity Business School di Dublino, Tanusree Jain e Louis Brennan, in un articolo pubblicato su MIT Sloan Management Review hanno pensato a un suggerimento per organizzazioni e lavoratori da remoto che solo all’apparenza sembra bizzarro: trarre ispirazione dalle missioni spaziali.  Secondo i due professori, l’adozione di alcune delle pratiche in vigore per gli astronauti può davvero aiutare manager e dipendenti ad adattarsi con successo al futuro del lavoro. Le routine in quegli spazi confinati, infatti, sono immaginate e strutturate per risultare il più possibile sostenibili e salutari. Niente videochiamate in pigiama, tanto per intendersi.

Il primo suggerimento chiama in causa gli zeitgeber, ovvero quei segnali ambientali esterni che gli esseri umani usano per regolare i loro ritmi biologici interni. La luce, il buio, così come mangiare o avere interazioni sociali, provocano alterazioni dei ritmi biologici e degli “orologi” del nostro organismo, con conseguenze dirette su emozioni, stati d’animo e prestazioni. Così, per affrontare le continue alterazioni alle quali sono sottoposti, gli astronauti in missione spaziale segnano il passare del tempo cenando insieme, partecipando ad attività ricreative di gruppo, celebrando le vacanze e interagendo con le loro famiglie tramite audio o video.

Nello stesso modo le organizzazioni possono trarre spunto da questo per aiutare a impostare nuove routine da remoto per i loro dipendenti: incoraggiando ad esempio a non lavorare oltre certi orari, celebrando piccole vittorie aziendali o replicando in maniera virtuale le interazioni casuali tra i colleghi. Attraverso la pianificazione e costruzione di nuove routine, l’organizzazione farà sì che i dipendenti si muovano in una direzione più comune e condivisa. Rientra in questo discorso anche l’eventuale pianificazione di un’alternanza più o meno strutturata tra lavoro da remoto e presenza in ufficio, per contrastare quella rigidità che altrimenti potrebbe condurre alla confusione tra vita lavorativa e vita privata e al conseguente aumento dei livelli di stress. Come nel caso delle missioni spaziali, modellare le procedure secondo un certo grado di rigore e coerenza aiuta a standardizzare il comportamento e facilitare sia le prestazioni individuali che le interazioni di gruppo.

Il ruolo fondamentale della comunicazione

Come appare evidente, la comunicazione gioca un ruolo fondamentale in tutto questo discorso. Così come infatti è successo che gli astronauti si siano sentiti abbandonati e ignorati durante i momenti nei quali le comunicazioni con il personale a terra non fossero costanti e regolari, nello stesso modo il personale da remoto vede aumentare i livelli di frustrazione e alienazione qualora l’organizzazione non consideri la comunicazione interna come parte integrante e fondamentale della cultura aziendale. In maniera particolare per ciò che riguarda i nuovi assunti, infatti, il difetto o la mancanza totale di comunicazione possono rivelarsi di forte intralcio e particolarmente disturbanti, con conseguenze dirette su motivazione e impegno.

Così come la NASA ha investito nella costruzione di programmi che tenessero conto delle comunicazioni regolari e dei check-in tra i team, così alle organizzazioni spetta il compito di investire nell’ottica di strutturare un ottimo livello di comunicazione sia verticale, dal manager al dipendente, che orizzontale, tra le diverse squadre di lavoro. Per il bene della mission … aziendale.

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