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Politiche attive del lavoro: la Garanzia Giovani

29 Marzo 2022
Politiche attive del lavoro: la Garanzia Giovani

A ormai due anni dall’avvento del Covid-19 è possibile iniziare a tirare le somme degli effetti che la pandemia ha portato con sé. Le chiusure e le limitazioni che hanno interessato le attività economiche durante il periodo di emergenza sanitaria hanno creato uno shock per il mercato del lavoro, andando – di fatto – ad indebolire maggiormente la situazione occupazionale italiana, già di per sé molto precaria: si stima che il periodo vissuto negli ultimi due anni abbia creato una diminuzione delle ore lavorate maggiore di quella registrata durante la crisi finanziaria del 2008/2010.

Le statistiche diffuse con il rapporto dell’Eurofound “What just happened? COVID-19 lockdowns and change in the labour market” hanno evidenziato come l’occupazione sia drasticamente diminuita e come la pandemia abbia, di fatto, acuito il divario sociale e di genere: le categorie di lavoratori più vulnerabili nel mercato del lavoro prima della pandemia hanno sperimentato un peggioramento delle loro condizioni socioeconomiche. Donne e giovani lavoratori sono stati, infatti, i soggetti maggiormente esposti a procedure di licenziamento a causa della pandemia stessa.

Guardando l’altro lato della medaglia, invece, l’attenuarsi della crisi del Coronavirus ha costituito un punto di svolta per l’economia italiana e, più generalmente europea: stando ai numeri, il 10 febbraio 2022 la Commissione europea ha pubblicato un rapporto sulle previsioni economiche (https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_926)  in cui si stima che a seguito di una notevole espansione del 5,3% nel 2021, l’economia dell’UE crescerà del 4% nel 2022 e del 2,8% nel 2023. Anche la crescita nella zona euro dovrebbe attestarsi al 4% nel 2022, per poi scendere al 2,7% nel 2023. L’UE nel suo insieme ha raggiunto il livello del PIL precedente alla pandemia nel terzo trimestre del 2021 e si prevede che tutti gli Stati membri superino questa tappa entro la fine del 2022.

La crescita continuerà, indubbiamente, ad essere influenzata dall’andamento della pandemia e degli altri eventi di politica globale: più normalizzate saranno le condizioni di approvvigionamento e delle pressioni inflazionistiche e migliore sarà la ripresa dell’attività economica.

Sotto questo punto di vista, anche le politiche messe in campo nel mercato del lavoro sembrano portare a dei risultati evidenti della crescita occupazionale: in tal senso, la piena attuazione del Piano nazionale per la Ripresa e la Resilienza (di seguito PNRR) dovrebbe sostenere una fase espansionistica solida e prolungata nel tempo.

In tal senso,un’ingente dote di risorse (6,6 mld di euro) è stata confermata al fine di poter raggiungere uno dei traguardi posti dal nuovo PNRR, ossia quello di riformare le politiche attive del lavoro. Nella Componente 1 della Missione 5 “Inclusione e Coesione”, infatti, si legge che l’obiettivo principale è quello di investire in attività di upskilling, reskilling e life-long learning al fine di far ripartire la crescita della produttività e di migliorare la competitività economica di PMI e delle microimprese italiane.

Si stima che investendo in adeguati programmi di formazione continua per gli inoccupati e i disoccupati, possa ridursi contestualmente il tasso di disoccupazione e il mismatch di competenze tra domanda e offerta di lavoro (intendendo in tal senso la mancanza di corrispondenza tra i requisiti richiesti dalle aziende e le qualifiche e competenze offerte dai lavoratori).

Contestualmente al raggiungimento di questi intenti – puramente economici – l’obiettivo è quello di riformare il mercato del lavoro, soffermandosi sul benessere del capitale umano, intervenendo in strumenti che facilitino le transizioni occupazionali, migliorino l’occupabilità dei lavoratori, aumentino le tutele e la presenza di personale altamente formato e specializzato.

Nello specifico, la riforma che riguarda le politiche attive del lavoro e della formazione ha come obiettivo quello di introdurre due linee di intervento:

  1. Adozione del GOL – ossia del Programma Nazionale per la Garanzia Occupabilità dei Lavoratori –

Finanziato per 4,4 miliardi di euro, è stato approvato lo scorso 27 dicembre con decreto interministeriale Lavoro e MEF. In tal senso, il decreto ha rimesso alle regioni il compito di approvare dei piani di intervento da sottoporre a successiva approvazione da parte dell’ANPAL nell’ambito delle politiche attive del lavoro.

Nel quinquennio 2021 – 2025 i traguardi posti dal GOL riguardano, essenzialmente:

  • Garantire livelli essenziali di prestazioni e servizi nei territori, sulla base delle effettive risorse disponibili e in base alle effettive necessità del territorio, superando l’eterogeneità delle prestazioni stesse;
  • Garantire servizi digitalizzati ma anche fisici, con la diffusione capillare di Centri per l’Impiego
  • Cooperazione tra politiche nazionali e regionali;
  • Integrazione di politiche attive del lavoro e politiche della formazione;
  • Cooperazione tra sistema pubblico e privato: va resa strutturale la cooperazione tra i servizi pubblici e agenzie per il lavoro, soggetti accreditati per la formazione, altri soggetti riconosciuti dalle Regioni, incluso il privato sociale;
  • Differenziazione di interventi sulla base delle fasce di età cui sono rivolti, in base alle competenze e al contesto del mercato del lavoro di riferimento e dei fabbisogni delle imprese di un determinato territorio.
  1. Adozione del PNC – ossia del Piano Nazionale Nuove Competenze.

L’attuale mercato del lavoro muta in modo sempre più rapido e, da questa continua evoluzione, sorge la necessità di  adattarsi alle sempre nuove tecnologie e specializzazioni che vengono richieste.

Per sottolineare l’importanza di un training continuo, con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato adottato il nuovo Piano Nazionale delle Nuove Competenze, pubblicato in G.U. lo scorso 28 dicembre con l’obiettivo di rafforzare il sistema della formazione professionale di giovani, inoccupati, disoccupati e lavoratori in transizione, stabilendo dei livelli essenziali di qualità per le attività di upskilling e reskilling.

I programmi di upskilling sono volti allo sviluppo nel lavoratore dipendente di nuove competenze nello stesso campo di lavoro, al fine di svolgere le proprie mansioni – detto in termini attuali – più “smart”, in un’ottica di maggiore efficacia ed efficienza.

I programmi di reskilling, invece, si inseriscono in processi di riqualificazione del lavoratore che lo portino a sviluppare delle competenze che si inseriscono in un contesto lavorativo diverso rispetto a quello originario.

I principali beneficiari dei programmi di politiche attive del lavoro previsti dal PNC saranno:

  • Lavoratori in NASPI e DIS-COLL;
  • Beneficiari reddito di cittadinanza;
  • Lavoratori in CIGS e CIGD.

Ma a cosa ci riferiamo, concretamente, quando parliamo di politiche attive?

Le politiche attive per il lavoro sono una serie di misure e interventi studiati ad hoc dalle istituzioni (sul piano sia nazionale che locale) che, con un approccio di tipo attivo rispetto al problema della disoccupazione, offrono una serie di servizi al fine di incentivare l’occupabilità e il reinserimento nel mondo del lavoro dei gruppi maggiormente svantaggiati.

I piani di intervento per le politiche attive del lavoro si sviluppano sulla base di quattro direttrici, stabilite dal SEO (Strategia Europea per l’Occupazione):

  1. Occupabilità – per migliorare la capacità di un individuo di inserirsi nel mercato del lavoro;
  2. Adattabilità – aggiornare le conoscenze individuali, rendendole sempre compatibili con le attuali esigenze del mercato. In tal senso, le politiche attive del lavoro mirano ad una formazione continua;
  3. Imprenditorialità – intesa come capacità di sviluppare qualità e spirito imprenditoriale nell’individuo che voglia avviare una propria attività;
  4. Pari opportunità – per aumentare l’occupazione dei giovani e delle donne.

Tutto questo può essere raggiunto utilizzando come strumenti cardine la formazione, la riqualificazione, nonché – per i più giovani – tutti gli strumenti di orientamento al lavoro, di alternanza scuola lavoro e le work experiences.

Al contrario, le politiche passive avranno un approccio di tipo assistenziale e di sostegno al reddito e hanno lo scopo di affrontare problemi socioeconomici causati dalla mancanza di lavoro. In tal senso, le istituzioni andranno a elargire, sulla base di requisiti socioeconomici, una serie di sussidi nei confronti di persone in difficoltà economica perché non riescono a trovare un impiego (chiaro esempio è il Reddito di Cittadinanza).

Chi sono gli attori protagonisti delle politiche attive del lavoro?

L’organizzazione delle politiche per il lavoro e, più in generale, del mercato del lavoro, viene disciplinata dal d.lgs. 150 del 14/09/2015 e resa possibile solo dalla stretta cooperazione di una rete di soggetti promotori, pubblici e privati. Più in particolare, a norma dell’art. 1 del d.lgs. 150/2015, i principali attori delle politiche attive possono essere ricondotti a due macrocategorie:

SOGGETTI PROMOTORI

  • Stato e Regioni – con ruolo di indirizzo politico, mediante l’individuazione delle strategie, obiettivi e priorità;
  • Soggetti pubblici:
    • ANPAL – con ruolo di coordinamento della rete di servizi per le politiche attive del lavoro;
    • INPS – in materia di incentivi e strumenti a sostegno del reddito;
    • INAIL – in relazione alle competenze in materia di reinserimento e integrazione lavorativa delle persone con disabilità;
    • Sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura, università e istituti di scuola secondaria di secondo grado;
  • Soggetti privati:
    • Agenzie per il lavoro e soggetti accreditati ai servizi per il lavoro;
    • Fondi interprofessionali per la formazione continua;
    • Fondi bilaterali;
    • Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori e Italia lavoro S.p.A.

SOGGETTI DESTINATARI

  • Lavoratori fragili e vulnerabili:
    • NEET – giovani disoccupati che non hanno lavoro, non studiano e non lo cercano;
    • Donne svantaggiate;
    • Over 55;
    • Categorie protette, svantaggiate e ultra-svantaggiate;
  • Disoccupati in NASPI e DIS-COLL;
  • I Lavoratori in cassa integrazione;
  • Working poor – da intendersi come i lavoratori che hanno dei redditi da lavoro dipendente o autonomo il cui ammontare sia inferiore alla soglia di incapienza fiscale.

Politiche attive per i giovani disoccupati – Garanzia Giovani

Garanzia Giovani” è una delle politiche attive per il lavoro che rientra nel Piano Europeo contro la disoccupazione, destinato ai paesi che presentano tassi di disoccupazione giovanile superiore al 25% (dai dati ISTAT diffusi a gennaio 2022[1], il tasso di disoccupazione giovanile in Italia si attesta al 25,3%).

A chi è rivolto?

I requisiti per prendere parte del Programma Garanzia Giovani sono, essenzialmente, di tre tipologie:

  1. Requisito anagrafico – il programma è rivolto a tutti i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni e 364 giorni di età;
  2. Residenza in Italia – il programma è rivolto ai giovani cittadini italiani o stranieri, in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  3. Requisito occupazionale – il programma è rivolto ai NEET, ossia a tutti i giovani che siano in una situazione di inattività lavorativa e formativa il programma è rivolto a tutti quei soggetti che non siano mai stati coinvolti in attività lavorative e di formazione.

Come funziona?

Sono necessari tre step per aderire al programma:

  1. Registrarsi al portale MyAnpal o attraverso uno sportello del Centro per l’impiego, effettuando l’adesione a Garanzia Giovani – in questa fase occorre indicare la Regione in cui si vorrà beneficiare del programma.

La Regione dovrà rispondere entro 60 giorni, convocando presso un Centro per l’impiego il destinatario del beneficio;

  • Stipula del Patto di Servizio – attraverso il quale si darà il consenso ad essere indirizzati verso percorsi di inserimento lavorativo o di formazione professionale;
  • Accesso alle misure previste da Garanzia Giovani entro 4 mesi dalla stipula del Patto di Servizio.

Come vengono incentivate le imprese? Vantaggi e opportunità

Aderire al progetto Garanzia Giovani conviene, in primis, all’azienda. Infatti, il piano prevede una serie di incentivi alle imprese che assumono, consistenti in bonus fiscali di importo variabile a seconda del tipo di contratto che viene stipulato con il giovane. Gli incentivi previsti variano in base al tipo di contratto che l’azienda decide di sottoscrivere con il giovane, in base all’annualità di riferimento e alla regione nella quale si aderisce al programma. Per il 2022 le misure del programma Garanzia Giovani attivabili dalle aziende sono di tre tipologie:

  1. ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO – incentivi che variano dai 1.500 ai 6.000 euro, in base al grado di occupabilità del giovane: maggiore sarà la classe di profilazione e maggiore sarà il bonus ottenibile dall’azienda;
  2. ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO O IN SOMMINISTRAZIONE – con incentivi che variano tra i 1.500 ai 4.000 euro, in base alla durata del contratto;
  3. APPRENDISTATO
    • Per la qualifica e il diploma – per i giovani dai 15 ai 25 anni;
    • Di alta formazione e ricerca – per i giovani dai 18 ai 27 anni.

In questo caso, gli incentivi variano dai 4.000 ai 6.000 euro, a seconda che si tratti di apprendistato di primo livello o di alta formazione e ricerca

  1. TIROCINI EXTRACURRICULARI – con indennità erogata dalla Regione che di base ammonta a 300 euro.

Il programma Garanzia Giovani risulta essere, pertanto, un’opportunità per le aziende che vogliono investire in capitale umano di giovani da formare e da accompagnare nel mondo del lavoro.

Si rinvia ai prossimi articoli, in cui approfondiremo ulteriori misure di politiche attive attualmente previste.


[1] COMUNICATO STAMPA OCCUPATI E DISOCCUPATI (DATI PROVVISORI) – GENNAIO 2022 https://www.istat.it/it/archivio/266914#:~:text=Il%20tasso%20di%20disoccupazione%20scende,ha%20meno%20di%2050%20anni.

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