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Welfare aziendale e impatto sociale, l’era della consapevolezza

14 Settembre 2021
Welfare aziendale e impatto sociale, l’era della consapevolezza

Se dovessimo trovare una sola parola capace di sintetizzare la situazione del welfare aziendale così come ritratto nella fotografia scattata dal Rapporto Welfare Index PMI 2021, presentato a Roma lo scorso 9 settembre, probabilmente useremmo il termine “consapevolezza”. Consapevolezza in primo luogo della sua evoluzione, che è passata per le imprese con un livello di welfare elevato dal 9,7% del 2016 all’attuale 21%, consapevolezza in secondo luogo della sua capacità di tenuta alla crisi pandemica, con la conferma di un sostanziale equilibrio rispetto all’anno precedente e con il 42,7% delle imprese che considera le risposte all’emergenza come una componente strutturale del loro welfare anche per il futuro, e infine una nuova consapevolezza del ruolo sociale dell’impresa e dell’impatto su tutti gli stakeholder, interni ed esterni. 

Sono più di 6000 le imprese che hanno contribuito quest’anno all’indagine Welfare Index PMI, in una sesta edizione che non vuole limitarsi solamente a quantificare il fenomeno, ma essere un’analisi delle iniziative adottate nei due anni di emergenza per dare un’idea del salto di qualità del welfare aziendale.

L’evoluzione del welfare aziendale

Mettendo in relazione i dati di quest’anno con i numeri del 2020, si nota una situazione di sostanziale equilibrio e piccole variazioni nelle percentuali, con circa il 64% delle imprese che secondo il modello di valutazione raggiunge valori medio-alti. È però interessante notare come, nel corso di questi sei anni di indagini, le imprese con valori alti siano più che raddoppiate, passando da un iniziale 9,7% all’odierno 21%, mentre quelle al livello iniziale siano passate da quasi la metà del totale (il 49,3% del 2016) al 35,8% del 2021.

Analizzando i numeri, si scopre come le aree in maggiore crescita siano “Salute e assistenza”, dove le imprese a livello di welfare elevato sono aumentate dal 14,8% nel 2016 all’attuale 22,6%, e l’area “Conciliazione vita-lavoro”, schizzata dal 17,7% al 26,6%. Non è difficile mettere in correlazione i recenti aumenti in questi due settori con le vicende storiche del periodo, che ha visto salute e prevenzione, così come riorganizzazione dei tempi e delle modalità lavorative, tra le sue priorità.

E proprio le iniziative di risposta all’emergenza hanno incontrato un apprezzamento molto alto da parte dei lavoratori: il gradimento è infatti positivo o eccellente nell’88% dei casi, una valutazione molto più alta rispetto alla media generale delle iniziative di welfare. Il 92,2% dei responsabili intervistati reputa salute e sicurezza dei lavoratori come valori centrali nella gestione dell’azienda e, nonostante le difficoltà economiche, due imprese su tre manifestano l’intenzione di rafforzare l’impegno sociale verso i lavoratori (67,5%).

Il nuovo ruolo sociale del welfare

L’impatto sociale che stanno dimostrando di avere le imprese più attive sul fronte del welfare è un altro degli aspetti che stanno determinato quello “scatto di consapevolezza” di cui abbiamo parlato all’inizio. Ecco qualche esempio tratto dal Rapporto:

  • Oltre la metà delle PMI più attive nel welfare ha assunto nuovi lavoratori (51,2% vs media del 39,8%).
  • La presenza femminile nelle aziende più attive sale al 42% contro una media del 32,5%, e le donne in posti di responsabilità solo il 45,5% contro una media del 36,2%.
  • Le imprese con una quota di giovani superiore al 25% degli addetti sono il 27,7% del totale, ma il 35,8% tra quelle con un livello di welfare elevato.

Alla presentazione del Rapporto, Marco Sesana – Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines – ha sottolineato come: “in questo nuovo contesto ancora caratterizzato dal Covid-19, attraverso Welfare Index PMI abbiamo osservato come le imprese abbiano agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie, dando vita a un nuovo welfare di comunità. Le imprese hanno dimostrato che il welfare aziendale oggi può e deve uscire dall’azienda. Guardare non solo ai dipendenti e famiglie, ma includere e creare valore per fornitori, territorio e comunità”. Questo forse il messaggio più chiaro che viene fuori dall’edizione 2021 del Welfare Index PMI: il welfare aziendale può e deve uscire dall’azienda, facendolo con risultati concreti e misurabili.

Qui sotto un bel riassunto grafico dei dati del Rapporto

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