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Welfare aziendale e ruolo sociale dell’impresa

02 Marzo 2022
Welfare aziendale e ruolo sociale dell’impresa

Il ruolo sociale dell’impresa nei confronti della comunità di riferimento è ormai un tema centrale intorno al quale ruota il sistema del welfare. Quando si parla per l’appunto di necessario rinnovamento del welfare, come è successo durante la recente presentazione del Rapporto Cerved 2022 – focus dedicato all’analisi del welfare delle famiglie italiane – ci si riferisce allo sviluppo di un nuovo modello di sussidiarietà che vada a integrare il rilancio dei sistemi pubblici, con le imprese chiamate a esercitare il loro ruolo di protagoniste. Come già avevamo letto nel Welfare Index PMI del 2021: “La reazione alla pandemia ha impresso un salto di qualità al welfare aziendale ampliando il numero delle imprese attive, arricchendo il range delle iniziative adottate e soprattutto generando una nuova consapevolezza del ruolo sociale delle imprese”.

Il valore economico e strategico del welfare aziendale

Scorrendo i dati riportati nel Rapporto Cerved, si scopre come il contributo del welfare privato al reddito familiare si attesti per il 2021 su un valore di 6,6 miliardi di euro. Queste prestazioni, previste dai contratti collettivi di lavoro o erogate volontariamente o per contratto integrativo dalle aziende, vanno a comprendere tra le altre cose buoni pasto e contributi per i trasporti, sussidi per la cura del benessere personale, la cultura e il tempo libero, l’assistenza ai familiari e l’istruzione dei figli.

Non è certo un caso se nelle dieci proposte conclusive del Rapporto si sottolineino ai primi due punti proprio l’importanza fondamentale di promuovere il modello della sussidiarietà, quando si riconosce che “le soluzioni di welfare più efficienti sono, in prima istanza, quelle offerte dalle istituzioni private e pubbliche più vicine alle famiglie (enti locali, imprese impegnate nel welfare aziendale, organizzazioni del terzo settore), capaci di individuarne puntualmente i bisogni, gestire relazioni continue, generare comunità”, e la necessità di incoraggiare il welfare aziendale.

“Le imprese impegnate nel welfare aziendale”, si legge, “diffondono servizi di prossimità, aggregano la domanda delle famiglie e rendono più efficiente la spesa privata, canalizzandola su soluzioni collettive”. “Il welfare aziendale”, prosegue il Rapporto Cerved, “è il principale fattore di impatto sociale delle imprese: deve essere misurato come una componente di grande importanza nelle valutazioni di sostenibilità (ESG)”. E così come si sottolinea l’importanza strategica di misurare l’impatto sociale dei progetti, si stimola a far sì che le imprese impegnate nel welfare aziendale si propongano come punto di riferimento per la salute dei lavoratori, che fungano da supporto per sostenere i percorsi formativi e insieme considerino imprescindibili i temi della conciliazione vita-lavoro e quello delle pari opportunità.

Il riconoscimento del valore da parte della platea dei lavoratori

Guardando la faccenda dal lato della platea dei lavoratori, può essere interessante mettere in paragone il valore economico e strategico del welfare aziendale, come li abbiamo appena delineati, con quello del riconoscimento dello stesso da parte della forza lavoro. Un elemento che lo stesso Welfare Index PMI segnalava come “la criticità più rilevante del welfare aziendale”. E a conferma di questa criticità, la percentuale di imprese dove il livello di gradimento e utilizzo è considerato buono o abbastanza buono si attestava solamente a circa il 30%.

La questione del riconoscimento del valore è necessariamente collegata alla capacità di offrire servizi che siano richiesti e apprezzati in tutto e per tutto dalla platea dei lavoratori. I quali negli ultimi tempi hanno più volte manifestato le loro preferenze per ambiti come la flessibilità lavorativa, la tutela della salute, la formazione e i benefit come i buoni pasto, che secondo una ricerca di Harris Interactive per Sodexo Benefits & Rewards Services Italia rappresentano nonostante tutto il secondo driver di preferenza degli italiani (48%) per chi sta cercando un nuovo lavoro, a parità di retribuzione.  Anche per ciò che riguarda il welfare aziendale, la pandemia ha dato uno scossone non indifferente agli equilibri preesistenti, e saper predisporre le giuste strategie per aggiornare i piani di welfare alle modificate esigenze contribuirà in maniera determinante all’aumento della soddisfazione da parte delle persone che in azienda lavorano. Ancora una volta, i riflessi si noteranno parimenti sia sul piano del business che su quello dell’impegno e della motivazione, ormai riconosciuti elementi fondamentali per garantire il benessere e la produttività in azienda.

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